Una cultura del Risveglio: La vita e i tempi del Buddha-Sasana (XXXII, Cap. 8) – Cintita Dinsmore

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Gli abitudinari

Un mattino, l’abate di un monastero birmano in Texas annunciò che i monaci, quel giorno stesso, avrebbero dovuto placare gli spiriti che avevano felicemente abitato due alberi finché questi non erano stati abbattuti per un progetto edilizio in corso. Avrebbero dovuto fare un po’ di recitazioni in pali e poi l’abate avrebbe parlato agli spiriti. Sembrava che i nat avessero intenzione di fare dei danni per aver perso le loro case, alle spese della nostra comunità. Il vostro autore non aveva mai sentito parlare di una cosa simile, ma dopo diversi anni nei monasteri birmani c’era ben poco che potesse sorprenderlo. Tuttavia, stavolta sul suo viso passò un’ombra di scetticismo:

“Quando parlate ai nat, lo fate… in birmano?”
“Sì.”
“Beh, qui siamo in Texas. Sono spiriti texani. Come possono capire il birmano? Dovrebbero chiamarsi tipo Dusty, Clem e Pedro.”
“Penso che gli spiriti degli alberi riescano a capire qualunque lingua. Ma per essere sicuri… tu gli parlerai anche in inglese.” (altro…)

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Tre filosofie e una realtà: Raccolta di discorsi (XII) – Gudo Nishijima

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L’azione nel Buddhismo II

Oggi vorrei tenere un altro discorso sulla filosofia dell’azione e la sua relazione con le due filosofie fondamentali dell’idealismo e del materialismo. Ho esposto la relazione fra le tre filosofie col metodo dialettico nell’ultima lezione, ma dato che la teoria della dialettica è alquanto difficile e alcuni di noi non sono riusciti a comprendere le mie spiegazioni, oggi vorrei spiegare di nuovo la filosofia dell’azione.

Il metodo della dialettica è indispensabile nell’esposizione della filosofia dell’azione, perciò lasciate che prima spieghi più dettagliatamente che cos’è in effetti il metodo dialettico. La parola “dialettica” viene dalle parole greche dia, ovvero “due”, e la radice lect-, ovvero “discussione” o “argomento”. In origine dunque “dialettica” indicava una discussione fra due persone. Questa parola suggerisce l’idea che il risultato di una discussione tra due persone porti a una conclusione che non è completamente l’opinione di uno dei partecipanti, né completamente quella dell’altro. Per questo semplice fatto, i filosofi pensano che la discussione consenta ai partecipanti di pervenire a nuove idee che non erano sostenute in precedenza da nessuna delle due parti. (altro…)

Una cultura del Risveglio: La vita e i tempi del Buddha-Sasana (XXXI, Cap. 8) – Cintita Dinsmore

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Capitolo 8

Farsi strada nel Sasana

Il Centro Buddhista di Springdale teneva un sontuoso banchetto per i suoi membri, offrendo tutte le portate dall’antipasto al dessert. Con loro grande sconcerto, sembrava fossero in pochi a mangiare in quantità. Il comitato della festa (composto da Bob, Carol e Skipper) chiese in giro e scoprì che la maggior parte degli ospiti che non riuscivano a mangiare bene adducevano delle motivazioni che parevano loro irragionevoli, e a causa di esse non riuscivano a godere appieno di quanto era loro offerto.

“È questa la forma che avrà il Buddhismo nella Terra delle Forchette?” pensavano.

Identificarono diverse abitudini col cibo, che tracciarono su una lavagna per punti: (altro…)

Natura e ambiente nel Buddhismo primitivo (XXII, K) – Shravasti Dhammika

[Alla parte precedente]

natura ambiente buddhismo primitivo 22 - 1Kurara. Un rapace descritto come maculato o di colori variegati (Ja.VI,501; 539). Si potrebbe riferire ad almeno sei specie di uccello dell’India settentrionale, il più comune dei quali è il falco laggar, Falco jugger. Della stazza suppergiù di un corvo, questo falco ha dorso e ali scure e petto bianco, con strisce grigie e brune. Il laggar preda piccioni, roditori e lucertole e veniva addestrato per la caccia. Il suo richiamo è un weeee acuto e prolungato. Nell’antica letteratura indiana, il grido di una donna in pericolo viene spesso paragonato al richiamo di questo uccello. Nell’Avanti c’era un luogo chiamato Rifuglio dei Laggar sul fianco di un monte scosceso (A.V,46; S.III,9).

Kuravaka. Barleria cristata (Ja.I,39, IV,440). Un piccolo cespuglio con dei fiori di un rosa brillante. È una pianta molto variabile e i fiori a volte sono bianchi.

natura ambiente buddhismo primitivo 22 - 2Kuruṅga. Chousingha o antilope quadricorne, Tetracerus quadricornis. Questo animale piccolo e snello varia da un colore bruno-giallognolo a rossiccio, con ventre bianco. Caso unico fra gli animali, il maschio ha quattro corna, due fra gli orecchi e gli altri, più piccoli, sulla fronte. Preferisce le foreste aperte e asciutte presso l’acqua e in genere evita gli abitati umani, ed è ancora relativamente comune in alcune sacche isolate di foresta nell’India settentrionale o nei bassopiani del Nepal. Le pelli di questo animale venivano usate come tappeti (Vin.I,192) e gli asceti a volte se ne vestivano (Ja.I,173; II,153). (altro…)

Più dramma c’è nella tua vita, più ti senti reale – Brad Warner

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“Come sei drammatico!”

Stavo parlando con una persona di alcuni drammi in corso nella sua vita. Era rispuntata fuori una persona dal suo passato, e stavano rivangando insieme dei ricordi di cose successe fra loro, molte delle quali assai spiacevoli.

Prima che continui, cari lettori, devo far presente che se siete inclini a pensare che questo riguardi voi, credo che dobbiate prendere un numeretto e mettervi in fila. Ho passato un bel pezzo della mia vita a parlare con varie persone dei drammi della loro vita e di altre persone, conosciute da queste, a cui piace andarli a ripescare. Anche la cosa della persona dal passato che spunta fuori di nuovo è un tema ricorrente.

Quando ho di queste conversazioni, sembra che saltino sempre fuori due domande. Ovvero 1) Perché questa persona vuole tirar fuori ancora tutta questa roba? e 2) Perché mi sento così costretto (o costretta) a stare al gioco anche se questa roba fa tanto male?

Quando fate una montagna di pratica Zen, iniziate a vedere che, ancora più spesso degli amici che riemergono dal passato, siete voi con voi stessi a tirare fuori questa vecchia roba. Quando vi sedete tranquilli e ossevate il processo dei vostri stessi pensieri, vedete succedere questa cosa con una regolarità nauseante.

Ma perché? Perché ci facciamo coinvolgere tanto da queste cazzate? (altro…)

Tre filosofie e una realtà: Raccolta di discorsi (XI) – Gudo Nishijima

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Ci sono domande?

D. Che cosa intende per “metodo dialettico”?

R. Alcuni idealisti credono che lo spirito esista realmente; che se ci si prende cura del nostro essere spirituale saremo sempre felici. Ma nel mondo reale, per quanta cura possiamo prenderci del nostro lato spirituale, se non abbiamo cibo da mangiare allora non siamo felici. Altri si trovano a non poter credere alla supremazia dello spirito, assumono una visione materialistica della realtà; credono che la materia sia il fondamento del mondo. Così alcuni credono nella supremazia dello spirito, e altri che la materia sia la radice di ogni cosa. Questi due punti di vista non possono trovare un punto d’incontro. Non c’è compromesso possibile fra i due.

Ma se pensiamo al problema dal punto di vista del realismo, se non abbiamo da mangiare non possiamo continuare a vivere. Ma quando mangiamo qualcosa per saziare la fame, ci sentiamo meglio e possiamo allora avvertire qualcosa che le persone chiamano “spirito”. Considerando le cose dal mero punto di vista accademico, allora non c’è risposta, ma considerandole realisticamente scopriamo che il dilemma viene risolto nel corso delle nostre vite quotidiane. Dobbiamo lavorare per mangiare; allo stesso tempo, mangiare di per sé non può divenire lo scopo della vita. Cerchiamo del valore in ciò che facciamo. Mangiare non ci dà questo valore, questo scopo. Ma se non mangiamo, non possiamo arrivare al nostro scopo di conseguire qualcosa di valore. La realtà non è per intero spirituale, né per intero matieriale. Nella vita, ciò che è più importante non è di natura spirituale né materiale. La cosa più importante è la realtà in cui viviamo, in sé. (altro…)

Una cultura del Risveglio: La vita e i tempi del Buddha-Sasana (XXX, Cap. 7) – Cintita Dinsmore

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Negoziare con la cultura popolare in generale

Una sfida per il Buddhismo popolare è costituita dal pericolo che esso corre di soccombere all’assalto dei fattori personali e culturali, propri della società in generale, che causano quel disagio e quella sofferenza a cui il Buddhismo autentico si propone di dare una soluzione. Piuttosto che seguire il sentiero diretto portato avanti dal Buddhismo esperto, i seguaci del Buddhismo popolare più incauti potrebbero essere soggetti a influenze distraenti, sgradevoli e biasimevoli, ostili agli insegnamenti, alle pratiche e ai valori del Buddhismo autentico. Il Buddhismo popolare potrebbe iniziare ad assorbire molto del materialismo, della tendenza all’accumulo o dell’intollerenza della cultura circostante e anche, nel peggiore dei casi, pensare che ciò provenga in parte dagli insegnamenti del Buddha! Potrebbe persino finire soggetto alle manipolazioni di interessi particolari che se ne approfittino, per esempio gli interessi commerciali di governi che cercassero di controllare l’opinione pubblica per legittimare l’illegittimabile. Spetta al Buddhismo esperto tenere legato quello popolare, il più fermamente possibile, a un Buddhismo autentico. Spetta al Buddhismo popolare domare, al meglio delle proprie possibilità, le influenze inidonee della società in senso lato.

Per esempio i buddhisti popolari, distraendosi, potrebbero perdere la loro esenzione dal fascino della cultura consumista, che stimola deliberatamente gli aspetti irrazionali, emotivi e illusori della cognizione umana, e ne sottomette la capacità di riflessione razionale per manipolarla verso delle abitudini di consumo. Dalla prospettiva del Buddhismo autentico tale consumismo è, beh, un obbrobrio. Il consumismo appartiene a un ordine che oltrepassa la soddisfazione dei bisogni umani per andare verso l’alimento dell’avidità umana, che il Buddhismo insegna essere insoddisfabile e che in effetti precipita tutti coloro che ne vengono arsi in abissi senza fondo di infelicità. (altro…)

Tre filosofie e una realtà: Raccolta di discorsi (X) – Gudo Nishijima

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L’azione nel Buddhismo I

Oggi vorrei parlare della filosofia dell’azione. Immagino che quando le persone sentono quest’espressione non possano fare a meno di chiedersi che significhi!

Nelle lezioni precedenti, ho spiegato il significato della mente e della materia nel Buddhismo, e l’atteggiamento buddhista verso le filosofie idealistiche e materialistiche. Quando sentiamo parlare di idealismo e materialismo, riusciamo a capire in fretta che cosa sono, perché ne possiamo trovare molti esempi nel pensiero occidentale. Nella Grecia antica troviamo le filosofie di Platone e Aristotele, che sono detti appartenere alla scuola idealistica. Allo stesso tempo troviamo il filosofo Democrito, un tipico materialista.

Nel medioevo, troviamo delle teologie di origine cristiana che si dividono in due distinte correnti; realismo e nominalismo. Nell’epoca moderna il nominalismo pertiene alla scuola materialista, il realismo all’idealista. (altro…)

Una cultura del Risveglio: La vita e i tempi del Buddha-Sasana (XXIX, Cap. 7) – Cintita Dinsmore

[Alla parte precedente]

Perdere la testa

Abbiamo dato uno sguardo a una serie di negoziazioni avvenute tra il Buddhismo esperto e quello popolare. Ad essere notevole è come il pulpito del Buddhismo esperto domini queste discussioni; dopotutto è l’autorità su tutto ciò che concerne il Dharma, e in questo modo il Buddhismo popolare tende a finire sulla sua scia, conferendo al Sasana la sua caratteristica forma a cometa. Ma che cosa succede se non c’è un Buddhismo Esperto? La risposta breve non sorprende: il Sasana si dissolve e va alla deriva in un vortice di bolle cultiste. Un Buddhismo popolare non ancorato a uno esperto è ciò che definisco un Buddhismo popolare indipendente.

Si può trovare un primo esempio di Buddhismo popolare Indipendente nella storia dell’Asia Orientale in connessione al mo-fa (in cinese, mappo in Giapponese), l’insegnamento secondo cui il Buddhismo sarebbe entrato nel proprio stadio finale di declino, in cui ai monaci è sempre più difficile, se non impossibile, mantenere la disciplina, agli yogi conseguire i jhana o ai devoti e impegnati conseguire una qualunque parvenza di Risveglio [1]. Il mo-fa condusse a due diversi atteggiamenti verso la pratica, all’infuori dell’abbandono di tale insegnamento: il primo fu di incrementare gli sforzi per superare l’handicap costituito dal mo-fa stesso, come sostenuto da Hsin-hsing (540-594). L’altro fu quello di abbassare lo sguardo, accontentarsi di pratiche che per le passate aspirazioni sarebbero state insufficienti, ma dotate di un ragionevole minimo di efficacia. Quest’ultimo atteggiamento ha forse favorito la popolarità del Buddhismo della Terra Pura e la pratica di appellarsi all’aiuto esterno di Amitabha Buddha.

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La cometa ha perso la testa [“Paroloni”, “Sincretismo”, “Riti e rituali efficaci”]

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Tre filosofie e una realtà: Raccolta di discorsi (IX) – Gudo Nishijima

[Alla parte precedente]

D. I materialisti negano la possibilità di ogni genere di valore umano, o semplicemente considerano tale valore sulla base del materialismo?

R. I materialisti credono nel valore materiale, cioè energia, potere, calorie, e così via. Ma si tratta di soli valori materiali. Non possiamo dire che conseguire questi tipi di valore possa essere lo scopo della nostra vita. Possiamo servirci di ciò che percepiamo come materia nella nostra vita quotidiana, ma ce ne serviamo per conseguire qualche valore che non è materiale. Così stanno le cose. Se crediamo che conseguire valori materiali come denaro, potere nella società e così via sia lo scopo della vita, allora diventeremo incapaci di vedere quello vero. Questo è il punto di vita buddhista. Per esempio, prendete quelle persone che dedicano ogni loro sforzo a diventare ricche, che amano mangiare e così via. Anche se vivono in una casa splendida e circondati di tutto ciò che materialmente vogliono, scopriranno di sentirsi talvolta insoddisfatti. Ciò è semplicemente perché le cose di cui hanno fatto lo scopo della propria vita – denaro, cibo, piaceri dei sensi – non possono fornire uno scopo ultimo alla vita. Questo è il segreto della vita. E perciò il Buddhismo sostiene che per quanto ci occorrano le cose materiali quali mezzi per il nostro scopo ultimo, queste cose di per sé non lo possono mai diventare. Le filosofie materialistiche riconoscono solo i valori materiali. Dicono che per migliorare le nostre società ci serve il potere politico e per conseguirlo ci occorre la rivoluzione. Questa è la loro teoria della società. Ma la visione materialistica del valore e quella buddhista sono diverse fra loro. (altro…)

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